Gli EQUI , popolo di guerrieri della montagna - terre degli Equi
Data: Giovedì, 28 maggio @ 23:41:06 CEST
Argomento: Ass.ne PICCOLO APPRODO DELLE VOLPI






Terre degli Equi © 2009 - tra Lazio e Abruzzo. Sistema di promozione turistico culturale degli Appennini abruzzesi occidentali. Partendo dai Monti Simbruini. © 2000-2009 - CONTACT

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Una visione diversa del concetto di isola: attraverso l'obiettivo dei suoi fotografi. Per scoprire che è una galassia di ecosistemi in cui ognuno può trovare il proprio pianeta. Dove ritrovarsi o perdersi come faceva Bruce Chatwin.

Come l'Australia, anche gli Appennini abruzzesi occidentali, tra Lazio e Abruzzo, sono un universo a parte, un'isola ! Il territorio australiano si è formato 50 milioni di anni fa, e i suoi paesaggi risalgono a 3mila milioni di anni fa. I Monti Simbruini hanno fortunatamente conosciuto solo allevamenti e pastorizia, fino a 40 anni fa. Tutto ciò ha consentito in questi luoghi alla natura di agire indisturbata, a flora e fauna di evolversi in modo unico. Secondo le rispettive culture locali, "aborigene", paesaggio naturale e spirituale coincidono, e l'espressione artistica è anche geografia totemica.

Terre degli Equi © 2009 - tra Lazio e Abruzzo
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Un popolo di guerrieri di montagna

Gli Equi (Lat. Aequi) erano una antica popolazione, che occupava un'area oggi compresa fra il Lazio e l'Abruzzo, in Italia, costantemente citata nella prima decade di Livio come ostile a Roma nei primi tre secoli dell'esistenza della città.

Territorio

Occupavano l'estensione superiori delle valli del fiume Anio (Aniene), affluente del Tevere, Tolenus (Turano), Himella (Imele) e Saltus (Salto), che scorrono verso nord e confluiscono nel fiume Nera. Il loro centro principale sarebbe stato conquistato una prima volta dai Romani verso il 484 a.C. e di nuovo circa novanta anni più tardi , ma non furono sottomessi definitivamente che alla fine della Seconda guerra sannitica, quando sembra che abbiano ricevuto una forma limitata di libertà.

Insediamenti

Tutto ciò che sappiamo della loro successiva situazione politica è che dopo la guerra sociale le popolazioni di Nersae (quest'ultima oggi nel comune di Pescorocchiano) sembrano unite in una res publica Aequiculorum, che era un municipium di tipo ordinario [5] insieme a Cliternia (probabilmente oggi Petrella Salto. Le colonie latine di Alba Fucens (304 a.C.) e Carsoli (298 a.C.) dovevano aver diffuso l'uso del Latino (o di una variante di esso) per tutto il distretto. Il territorio era attraversato dall'itinerario verso Lucera e l'Italia meridionale (via Valeria). Sicuro insediamento di questo popolo fu anche un villaggio dove oggi sorge Marano Equo, situato nella valle dell'Aniene, nel cui territorio sono presenti, delle sorgenti di acque minerali di 7 tipi diversi, di eccezionale qualità.

Il sito archeologico della colonia latina di Alba Fucens in territorio equo.

Lingua

Della lingua parlata dagli Equi prima della conquista romana non abbiamo notizie: poiché le popolazioni confinanti dei Marsi, che vivevano subito ad est, e degli Ernici, loro vicini a sud-ovest. parlavano nel III secolo a.C. un dialetto molto analogo al Latino, si può ipotizzare che anche gli Equi facesso parte del gruppo dei Latini.

Alla loro lingua originaria doveva appartenere il nome stesso della popolazione, ricordato come Aequi o Aequiculi (con la "i" lunga)[6]. In particolare la forma più lunga del loro nome sembrerebbe collegata ad un locativo derivante dal termine aequum (con il significato di "pianura"), indicando quindi gli "abitanti della pianura": in epoca storica tuttavia furono stanziati in un territorio prevalentemente collinoso.

La presenza della "q" nel nome potrebbe derivare da una "q" indoeuropea: in questo caso si confermerebbe l'appartenenza al gruppo latino, che conserva infatti la "q" indoeuropea originaria, mentre questa diviene una "p" nei dialetti volsci umbri e sanniti (il latino quis corrisponde all'umbro-volsco pis). La "q" del nome potrebbe tuttavia derivare anche da un originario termine indoeuropeo con "k" + "u" (come nel latino equus, corrispondente all'umbro-volsco ekvo). L'aggettivo derivativo Aequicus potrebbe indicare una parentela con i Volsci o i Sabini, ma il termine non sembra essere mai stato usato come un reale etnico.

Equicoli

Alla fine del periodo repubblicano gli Equi appaiono, sotto il nome di Aequiculi o di Aequicoli, organizzati come un municipium, il cui territorio sembra che abbia compreso la parte superiore della valle del Salto, ancora conosciuta come Cicolano. È probabile, tuttavia, che abbiano continuato a vivere nei loro villaggi come prima. Di questi Nersae presso Nesce, una frazione di Pescorocchiano, era il più considerevole. Le mura poligonali che esistono in considerevole quantità nel distretto, rappresentano una notevole testimonianza della loro cultura.

Res publica Aequiculorum

Con res publica Aequiculorum le fonti storiche indicano un municipium di età romana nel territorio degli equicoli, i cui resti più evidenti oggi sono presso Civitella di Nesce, frazione di Pescorocchiano (RI).

Comprendeva un insieme di villaggi e piccole comunità che prima dell'occupazione romana avevano per centro quello che divenne vicus Nersae allorché fu costituito il municipio (oggi Nesce di Pescorocchiano).

Nel vasto sistema di altipiani e valli montane in cui si estendeva il territorio, sono stati trovati numerosi reperti che testimoniano le cariche civili consolidate: praefectus, aedilis, quaestor, magister iure dicundo e decurioni. Altri reperti importanti, fra cui un santuario italico collocato presso il cimitero di Civitella di Nesce testimoniano il culto di divinità fortemente romanizzate come Giove, Giunone e Marte Ultore o divinità legate alla pastorizia e ai culti solari come Ercole e Mitra.






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